XVIII Convegno Scuola Lacaniana di Psicoanalisi
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Il sesso è un dire.
Luisella Mambrini – (Membro SLP/AMP) 


Nella prima lezione del Seminario Le moment de conclure[1] Lacan  afferma che il sesso è un dire “ e aggiunge subito dopo: “vale quello che vale, il sesso  non definisce un rapporto , è quello che enuncio formulando che non c’è rapporto sessuale” Non si tratta di leggere  in questa sottolineatura del sesso come dire una opposizione alle teorie che riportano il sesso a basi biologiche  e neanche interpretare questa affermazione come un rinvio all’insieme delle dottrine psicoanalitiche sulla sessualità.

E’ una affermazione che  sembra piuttosto  tener conto della dimensione reale del sesso dal  momento che il dire in analisi , nascendo dall’ incontro della parola analizzante e di quella interpretante,  mira sempre nella parola il posto del reale che resta dimenticato dietro quel che si dice e necessita per il suo emergere   che si apra la trappola del senso a cui la parola riporta sempre. Non  c’è un accesso diretto al dire, il suo luogo è fuori da quello che fa il contenuto dei detti della pratica analitica, tra questi i detti del sesso e quelli  riguardanti  gli interrogativi sulla propria identità sessuale che attraversano immancabilmente ogni analisi. Dire che viene man mano scrivendosi, nella misura in cui disfa, rifà, produce nuovi annodamenti  tra Reale Simbolico Immaginario .

Nella stessa lezione  due sono i riferimenti su cui orientarci, uno è il tempo, afferma infatti Lacan che ” il  dire ha a che fare col tempo”, il che  sembra alludere  al movimento del dire legato al tempo, l’altro è il rinvio  all’equivoco, “ Nous avons besoin de  l’’equivoque, c’est  la definition de l’analyse, l’equivoque est tout de suite versante verso le sex”.

L’equivoco, il tratto differenziale di una lingua rispetto ad una altra, ciò che   dà carne, sostanza ad una lingua nella citazione riportata costeggia il muro del reale,

si inclina cioè   verso il sesso, in direzione del buco in cui manca al reale quel che potrebbe scriversi del rapporto sessuale.  Equivoco che dunque è un  vero e proprio  sedimento  di questo reale nel linguaggio a cui attinge  il dire interpretante il quale “opera unicamente attraverso l’equivoco”[2].

Molte sono le declinazioni del dire che si dispiegano nei Seminari di Lacan in  particolare dal Seminario …o peggio in avanti. Scelgo  di avvicinare  l’ affermazione del Seminario  Le  Moment de conclure all’elaborazione sul dire nel Seminario Les non-dupes errent, dove il dire è in questo contesto declinato come  dir vero.

Il  dir vero è per Lacan  quello che può sorgere in analisi ,dunque in un discorso che riserva un posto alla verità,  dall’invito ad associare liberamente,  che è differente dal dire la verità , dire che tuttavia non è senza legame con la verità dal momento che se la verità passa per i detti analizzanti il dire si lega a questi  in quanto vi exsiste. Perché si produca il dir vero occorre che   nel solco del non rapporto sessuale coli  il sapere inconscio,  sapere  reale  perché non soggettivato, fuori senso, sapere uscito da lalingua,sapere che ciascuno inventa per supplire all’assenza del  rapporto sessuale.

Lacan afferma; “Il dire vero è quel che inciampa, è quel che inciampa in questo: che a causa di un o –o intenibile per cui chi è uomo non è donna e viceversa  quel che decide, quel che apre la strada, non è che questo dire, questo dire che si inabissa in quel  buco attraverso cui manca al reale quel che potrebbe iscriversi del rapporto sessuale”[3].

Nel momento in cui si entra nel campo della differenza sessuale il dire inciampa in un o-o intenibile tra uomo e donna, in una impasse, l’ emergere cioè di Uomo e Donna come sembianti di cui niente rileva del reale. La loro differenza cessa così  di essere organizzata dall’ordine binario e quando avvicinata attraverso l’opposizione  tra il tout e il pas-tout continua a non rispondere ad una logica binaria poichè  il pas-tout non va a rappresentare l’essenza della Donna  che Lacan metterebbe in opposizione all’Uomo.

Il dir vero inciampando in questa impasse , si inabissa e procede aprendo una strada al reale del sesso. Dire che  fluisce attraverso il vuoto del solco del non rapporto sessuale  e procede lungo il muro dell’impossibile andando a circoscrivere, a raggiungere  là dove manca la rappresentazione,  la risposta singolare  che ciascuno si inventa rispetto al sesso, quella che offre la chiave  alla  fine dell’esperienza.

Nella caduta dei sembianti che avevano rivestito per il soggetto la dimensione sessuale il reale del sesso si palesa come rifiuto dell’universale, eteros,  radicalmente eterogeneo al significante, come contingenza di un avvenimento di godimento  che ha prodotto una marca fuori senso dell’incontro singolare tra un soggetto, il suo corpo e il linguaggio.

“Quello che si chiama il sesso[…] è per esattezza l’eteros, che non può estinguersi in nessun universo, dato che si regge sul nontutta“[4].

Afferma Eric Laurent  a questo proposito :  “ L’esperienza del sesso come tale non si fa che nel punto in cui manca la rappresentazione, che al punto in cui il soggetto non può dire altro che : si prova. Del silenzio centrale delle donne sul loro godimento, Lacan ha fatto chiarezza e positività. Si tratta dell’ esperienza del sesso come tale”[5]. Il godimento femminile  che emerge nella contingenza e non si lascia assorbire dall’universale si rivela dunque  come paradigma del godimento in quanto tale.

Troviamo conferma di questo approccio ad esempio    nella nota che Lacan  mette nel post-scriptum alla Allocuzione sulle  psicosi infantili[6]; parlando infatti  della presenza dello psicoanalista, mentre è critico verso quello  che altri psicoanalisti hanno fatto valere rispetto a questa presenza, sottolinea in modo sorprendente  come invece ci sia una presenza dell’analista che , afferma,  si salda alla teoria, di cui dice , “è la presenza del sesso come tale, da intendersi nel senso in cui l’essere parlante lo presenta come femminile–”.

[1] J. Lacan, Seminario Le moment de conclure, lezione 15 novembre 1977, inedito
[2] J. Lacan,  Il Seminario Il sinthomo, Astrolabio, Roma, 2006, p.16
[3] J. Lacan, Il Seminario Les non-dupes errent, lezione 19/2/ 1974, inedito
[4] J. Lacan, Lo stordito in Altri Scritti, Einaudi Torino 2013, p. 464
[5] E. Laurent, Remarques sur tros rencontres entre le feminisme et le-non rapport sexuel, La cause du désir, n.104, p.119
[6] J. Lacan . Allocuzione sulle psicosi infantili, Altri scritti,  Einaudi Torino, 2013, p. 365.

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Il reale del sesso

XVIII Convegno della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi
Roma, 29 e 30 maggio 2021

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